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     Bonaventura da Peraga

 

Nato in quel di Peraga il 22 giugno 1332, Bonaventura trovò certamente chi gli narrò  le gesta dei suoi illustri avi.  Eroiche imprese e scintillanti armature non furono per lui.  Lo capì quando il fratello Bonsembiante (1327-1369) vestì la tonaca bigia degli eremiti agostiniani dei SS. Filippo e Giacomo di Padova.  Bonaventura si sentì attratto dall'esempio del fratello, cosicché anch'esso vestì il grigio saio degli agostiniani.  Egli manifestò da sempre la sua propensione per gli studi, tanto che, per completarli si recò a Parigi, dove studiò pure suo fratello Bonsembiante.

 

Bonaventura ebbe una cattedra di teologia all'università di Bologna, e alternò l'attività Pastorale agli studi e all'insegnamento.

 

La sua fama, insieme a quella del fratello Bonsembiante, si espanse oltre il padovano, tanto da diventare in quel periodo amico di Francesco Petrarca, il quale descrisse i due fratelli come le sole persone che con la loro vicinanza potessero colmare le cattiverie di chi gli era ostile.  Commuovente fu pure la lettera che il Petrarca scrisse a Bonaventura, all'indomani della morte del fratello.  L'amicizia fra il Teologo ed il Poeta fu così forte che non si trovò persona più adatta di Bonaventura per ricordare la figura del Petrarca, al quale pronunciò l'elogio funebre.

 

Nel 1378 ebbe inizio quello che passò alla storia come il grande scisma d'occidente e Bonaventura, eletto priore dell'ordine degli agostiniani, prese posizione in favore di papa Urbano VI che, su consiglio di S. Caterina, nominò un gruppo di nuovi cardinali tra cui Bonaventura che nell'occasione ricevette una lettera della Santa senese.  Essa lo incitò ad essere "colonna forte, ferma, e stabile delle anime" e a prodigarsi "nel giardino della Santa Chiesa... per onore di Dio... e riformazione della Santa Chiesa e per l'accrescimento della verità di papa Urbano VI, vero sommo Pontefice".

 

Spettò a Bonaventura, quale legato papale, riappacificare il Principe di Lituania con i cavalieri teutonici, appianare i contrasti fra la Regina di Polonia e la sorella, nonché preparare la conversione del popolo lituano al Cristianesimo; il Da Peraga fu sempre all'opera con la diplomazia per evitare possibili incomprensioni fra regni e potentati cristiani.

 

Al ritorno in patria lo attese la morte.  Fu assassinato sul ponte di Castel S. Angelo a Roma, per mezzo di una freccia scoccata dalla mano di un sicario armato da Francesco I da Carrara, signore di Padova.  Di li a poco i rapporti tra Peraga e i Carraresi risultarono compromessi per sempre.