-Il “Castrum”-

Sul luogo dove oggi sorge il palazzo dei Da Peraga, anticamente esisteva una fortezza, distrutta con quella di Vigonza nel 1319. In questo luogo, presso esisteva un castello già prima della venuta della nobile famiglia dei “Da Peraga”. Non ci è dato di conoscere quando esattamente ebbe origine questa fortezza, ma si suppone che anch’essa, come si pensa di tante altre del “Graticolato Romano” e altrove, sia stata imposta dalla necessità di difendere le popolazioni delle campagne e i loro averi dalle continue invasioni barbariche dell’altomedioevo. All’inizio poteva consistere in un semplive vallum o “Fratta” di riparo, un terrapieno o simile, più che un vero e proprio castrum, anche se non si esclude quest’ultimo. Il dato di fatto che viene a trovarsi presso i confini dell’agro centuriato pone in favore della sua antichità. Vi scorre vicino il fiume Tergola, nominato già in documenti del 883. Gallerie sotterranee sono segnalate in collegamento tra il castello e S. Maria di Peraga.

Castello dei Da Peraga

Prima del 1025 infatti esisteva una cappella intitolata a Santa Maria alle dipendenze del patriarca di Aquileia. Successivamente il territorio passò ai conti di Treviso, la famiglia dei Collalto. Il primo documento dove viene citata Peraga è del 1025. La chiesetta di Santa Maria sembra essere ricordata con un capitello o edicola posto all’incrocio tra il cardo (la via Cornara) e il decumano del graticolato romano. Nel 1159 è citata in un atto di vendita la chiesa di sant’Anastasio. In un documento successivo relativo alla “decima papale” del 1297 risulta che la cappella di sant’Anastasio di Peraga e quelle di Rivale, Pianiga e Caltana dipendevano dalla pieve di Arino.

Castello dei Da Peraga

-L’incendio-

È l’ottobre 1319, quando Cangrande della Scala riprende la guerra contro Padova, e Jacopo da Carrara, signore della città, invia dunque ambasciatori per impetrare soccorsi. L’esperienza e l’abilità diplomatica di Giovanni Da Vigonza erano ben conosciute; per questo viene prescelto quale ambasciatore nelle città toscane, mentre mutano le alleanze nel tribunale minaccioso degli eventi e il conte Enrico di Gorizia, ora alleato di Cangrande della Scala, s’avvicina minaccioso con un forte esercito al vigontino.

Il comando padovano vede l’impossibilità di approntare qualche efficace azione di difesa e giudica castelli come quelli di Peraga e Vigonza indifendibili e pericolosi, in quanto una volta espugnati, avrebbero potuto costituire una base d’appoggio per le successive azioni militari delle truppe del conte Enrico contro Padova.

Non si trovò niente di meglio che ricorrere alla strategia della terra bruciata. Così interi paesi, quali Peraga e Vigonza con molti altri villaggi circostanti furono dati alle fiamme e i castelli distrutti.

Assedio al Castello

Fatiche di una vita, sudori e stenti di intere generazioni volti nel nulla in così breve tempo. Forse a quei poveri villici in fuga non restò neanche il tempo di piangere.

Cala una spessa coltre di nebbia che vela sempre le testimonianze tangibili di ciò che era stato il vigontino prima del luttuoso evento.

Non fu una calamità come tante altre che i nostri paesi conobbero  o subiranno, ma un’evento simbolo che chiude tragicamente un’epoca.